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STORIA DELLA FOTOGRAFIA A CREMONA
EZIO QUIRESI

Ezio Quiresi
un fotografo extracremonese


Articolo pubblicato sulla rivista "CremonaProduce", n. 6/2010 (novembre/dicembre).

Il testo, per esplicita volontà di Quiresi non incluso nel volume Fotografi a Cremona fra l’Ottocento e il Novecento (ed. Fantigrafica, 2010), era stato redatto alcuni mesi prima che il celebre fotografo "extracremonese" decedesse, nella notte fra il 16 e il 17 agosto 2010.
Nel 2019 Caccialanza ha pubblicato il libro illustrato Ezio Quiresi. Quella poesia chiamata Po, che contiene la biografia inedita del fotografo e numerose immagini che raccontano la sua vita e il potente amore per il Grande Fiume.



Il fotografo cremonese
Ezio Quiresi
(1925 - 2010)
Ezio Quiresi mi accoglie nella sua casa di via Murdaca 10 (località Bagnara, Cremona).1 Ancora prima di scendere dall’auto i numerosi cagnolini avvisano della mia venuta abbaiando vigorosamente… così Quiresi mi spiega che è un amante degli animali, grazie al padre che gli insegnò a riconoscerli e ad accudirli; il suo giardino ne è testimonianza: uccellini, ricci, gatti, il cigno, l’anatra, i nidi artificiali
che lui stesso ha costruito.
Classe 1925, occhi azzurri e vispi, è un uomo piacevolmente loquace, a volte burbero ma esplicito, schietto e diretto, a tratti dolce e trasognante, che nutre un amore sviscerato per la fotografia. Abbiamo avuto rare occasioni di incontrarci, un paio grazie all’intercessione della comune amica Elena Contucci, ma questa è la prima volta in cui si ha l’opportunità di passare qualche ora trattando approfonditamente di ciò che abbiamo in comune: la passione per la fotografia.
La sua premessa è d’obbligo: “Quiresi è un fotoreporter extracremonese”, tiene a puntualizzare con fierezza snocciolando i nomi delle persone -anche importanti- che ha conosciuto e per le quali ha lavorato nel corso dei numerosi viaggi affrontati in tutta l’Italia e nel mondo, spesso in condizioni difficili se non addirittura estreme; perciò “Quiresi è anche un fotografo d’avventura”.
Un fiume di ricordi torna a galla colmo di dettagli, date, luoghi e aneddoti, vividi proprio come se ognuno di essi fosse accaduto non più tardi di ieri… eppure fotografa da quand’era ragazzo, insieme agli amici dell’’Ala-Ponzone-Cimino’, la scuola professionale che i genitori -il padre, in particolare- lo spinsero a intraprendere. La specializzazione di perito tecnico industriale gli permise di trovare un impiego in Svizzera, Zug, come tecnico in un’officina (ed anche giocatore di calcio per una squadra locale), dopo aver lavorato a Cremona nel campo tecnico-industriale in società con due amici.
Intanto la fotografia aveva preso il sopravvento nella sua vita; anzi, come Ezio usa dire, “si nasce con la fotografia dentro”. Lui, autodidatta, nato in via Mantova dove visse con i genitori -il padre era proprietario della mitica osteria ‘La Büusa’-,2 produsse la prima articolata ricerca nel 1943 che dedicò al Volo a vela. Questo fu solo l’inizio di una lunga carriera colma di successi, di mostre, collaborazioni d’eccezione, di fotografie che hanno illustrato pubblicazioni nazionali ed internazionali di prim’ordine.
La sua vita è iniziata sul Po, che è l’altro grande elemento con il quale intrattiene a tutt’oggi un profondo rapporto di amore e rispetto: già a quattro anni papà lo portava sulla canna della bicicletta lungo il fiume; e del Po sa tutto, a cominciare dai luoghi della sorgente e del delta che elenca a menadito, spiegandomi che “il vero Grande Fiume inizia al ponte della Becca di Pavia quando riceve le acque del Ticino”.
È a Cremona e dintorni che scatta le prime immagini: nei pioppeti, nelle antiche trattorie rivierasche dove ritrae i volti e i personaggi, la gente del fiume, la campagna padana nel fulgore dell’estate o avvolta dalle prime nebbie autunnali. In molti dei suoi primi indimenticabili scatti sono fissati per sempre il volto della madre, della sua famiglia, dei luoghi dell’infanzia e della sua origine: fisionomie, arti, mestieri, cortili, vicoli e strade, paesaggi di sole e di nebbia, campi e brina, il fiume, la poesia della galaverna e il silenzio sospeso che conosce solo chi è nato qui o nel cremonese ha trapiantato il suo cuore…
Ricorda a memoria ogni fotografia scattata, rivoltandola subito dopo per mostrare la risposta (sempre esatta) scritta a mano sul retro in merito a luoghi, date, situazioni, persone conosciute… persone che lo ricordano con piacere e che dimostrano tuttora, magari a distanza di decenni, la propria amicizia, stima e riconoscenza.
Dopo il Volo a vela del ’43 Quiresi prese parte alla Guerra. Era capo avvistatore delle batterie antiaeree: trascorse così ben venti mesi al servizio dei tedeschi per mano dei quali rischiò perfino la fucilazione. Rientrò a fine aprile 1948 tornando immediatamente a imbracciare le due Rolleiflex (una per il Bianco e Nero, l’altra per il colore) e la Retina III C; lavorò poi con innumerevoli altre macchine fotografiche. Gli piace ricordare l’AGFA Karat e la Linhof Technika a soffietto, precisando inoltre che ha sempre preferito gli obiettivi Schneider e scherzando sul fatto di aver portato a tracolla -per anni- un esposimetro che non utilizzò mai in quanto l’esperienza bastava a sopperire alle sue necessità.
Nel 1954 partecipò alla prima mostra fotografica di Venezia con l’opera Equilibrismo, un cigno appena uscito dal lago di Zug (da negativo 24x36); nello stesso anno al congresso FIAP di Barcellona gli venne tributato il primo diploma di merito per la fotografia. Nel ’55 si vide al passo dei migliori professionisti italiani, che oggi sono suoi grandi amici: Berengo Gardin, De Biasi, Farri, Merisio, Roiter. Il nome Quiresi, oramai, figurava sempre più spesso nei primi posti dei concorsi internazionali (che Ezio ha prediletto).
Il ’57 gli fu propizio per il primo viaggio all’estero, in Spagna e Marocco, e per l’inizio della prestigiosa collaborazione con il Touring Club del quale è giusto ricordare la collana ‘Le vie del mondo’ illustrata molto spesso dalle sue fotografie. Nel ’61 inviò le sue opere alla mostra della fotografia italiana di Montpellier, nel 1962 affrontò altri viaggi in compagnia dell’amico e appassionato fotografo Cirillo Bertazzoli. Seguì, poi, un avventuroso tour nella Romania “ancora selvaggia”.
Ezio tiene molto a ricordare la lunga esperienza lavorativa, ben 34 anni, al servizio dell’azienda molitoria OCRIM di Cremona, per la quale ha fotografato l’installazione di mulini in tutto il mondo.
È impossibile, anche per lui stesso, produrre un elenco completo delle mostre, dei concorsi e, più in generale, del attività cui ha preso parte nella carriera. Le più belle immagini, stampate e curate personalmente fin dal primo ingranditore, un Durst 609, sono in Bianco e Nero. Quel Bianco e Nero che Quiresi indica come il confine dell’epoca della vera fotografia, “poi si parla solo di immagini”.
Ciò nonostante l’avvento del digitale non lo ha impaurito. Tutt’altro! Sono dell’agosto 2007 alcune meravigliose stampe da scatti realizzati con una Nikon D40 aventi per soggetto composizioni e nature morte, farfalle, insetti, cascate di foglie…
Ezio spiega di aver intrapreso, dal dicembre 2008, il lavoro di riordino del proprio imponente archivio, che mi mostra con orgoglio. Dopo mesi di lavoro ogni cosa è al suo posto in scatole di cartone da lui stesso costruite o adattate sulle quali sono scritti gli argomenti e i luoghi oggetto di decine di anni di fotografia: negativi e diapositive di ogni formato, ma anche volumi illustrati con sue fotografie oppure le pubblicazioni regalate o “barattate” con amici fotografi, ed ancora il reparto ‘Touring’, ecc. Quiresi ha registrato cinquant’anni di storia, avvenimenti e costume a Cremona, in Italia e nel mondo; ha viaggiato nell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta prima del boom
economico, prima dei frigoriferi, degli elettrodomestici, delle lavatrici. Poi varcò i confini dell’Italia per fotografare l’Europa, poi la Terrasanta e il Medioriente, l’Africa, l’India, l’Asia, gli Stati Uniti, il Messico, il Sudamerica… un “reporter extracittadino” che ha sempre mantenuto un intimo contatto con l’instancabile fluire del Po: con poesia, nelle immagini rubate, nelle pose studiate con infinito mestiere, affiorano continuamente curiosità e desiderio, attesa, sorpresa per una bellezza nascosta nelle pieghe del quotidiano.
Ezio Quiresi è divenuto il fotografo ufficiale di artisti del calibro di Augusto Murer (1922-1985), Tono Zancanaro (1906-1985) e Carlo Zauli (classe 1921); ha lavorato e pubblicato con De Agostini, Garzanti, UTET, Librairie Hachette, Encyclopedia Britannica di New York; ha allestito personali a Milano, Roma, Napoli, Montpellier, Parigi, Bucarest, Lagos, Quad City (USA), Romania, Nigeria…
La sua carriera e i suoi successi fanno invidia a molti, lui lo sa, ma “onestamente, con umiltà, passione e grazie alla decennale esperienza” ha proseguito con ostinazione per la propria strada diventando uno dei fotografi più apprezzati e perciò maggiormente ricercati sul mercato.
Nato a Cremona il 24 agosto 1925, divenne ufficialmente professionista nell’agosto 1958.3 Il 7 aprile del 1960 comunicò alla Camera di Commercio l’inizio della propria attività di fotografo con sede in via Mantova 87, dal 1965 in via Dante 212.4 Il 28 maggio 1979 si registrò come “fotoreporter”. La Ditta è cessata ufficialmente il 29 dicembre 1992,5 ma Quiresi è attivo ancor’oggi: pubblica volumi di opere proprie oppure in collettiva con i grandi nomi della fotografia italiana e partecipa a mostre di alto livello.

1 Interviste del 1° giugno, 1° luglio e 10 dicembre 2009.
2 Dopo la casa di cura ‘S. Camillo’, sulla destra uscendo da Cremona.
3 Il documento della Camera di Commercio riporta la data del 5 agosto. Camera di Commercio di Cremona, Registro Ditte, iscrizione n. 5950, certificato n. 20348.
4 La dichiarazione ha data 29 aprile 1965.
5 Camera di Commercio di Cremona, Registro Ditte, foglio n. 67415. Cessazione n. 105872.
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che divertimento !!!
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